Trovo sinceramente di pessimo gusto aver fatto quest'incontro a Teano. L'idea di trasformare una pagina di storia patria in una messa in scena con Maroni al posto di Garibaldi o di Vittorio Emanuele è un'offesa al nostro Paese.
Italian politician (born 1949)
Massimo D'Alema (born 20 April, 1949) is an Italian politician and journalist who was the 53rd prime minister of Italy from 1998 to 2000. He was Deputy Prime Minister of Italy and Italian Minister of Foreign Affairs from 2006 to 2008. D'Alema also served for a time as national secretary of the Democratic Party of the Left (PDS). Earlier in his career, D'Alema was a member of the Italian Communist Party (PCI) and was the first former Communist party member to become prime minister of a NATO country and the only former PCI prime minister of Italy. Due to his first name and for his dominant position in the left-wing coalitions during the Second Republic, he is referred to as Leader Maximo ("Maximum Leader"). D'Alema is also an adviser and mediator in the weapon economic sector.
From: Wikiquote (CC BY-SA 4.0)
Scalfaro represented one of the most significant experiences of the generation that won democracy against fascism and rebuilt the country, making Italy a modern nation respected throughout the world [...]. I had the opportunity to work with him at various times during my political and institutional career. I remember him as an uncompromising defender of the role and prerogatives of Parliament, as an uncompromising defender of legality and of an ethical vision of political commitment. I remember him as Head of State, a scrupulous and authoritative interpreter of his role as guardian of the Constitution.
[...] Of course, he hasn't read Mao Tse-tung. Mao often used the example of the chopsticks that the Chinese use to eat: one moves to pick up the food, but the other remains still. The same applies to politics. Tactics, propaganda, and initiatives can change, but strategy cannot; it cannot change every week.
[...] naturalmente, non ha letto Mao Tse-tung. Il quale portava spesso l'esempio delle bacchette che i cinesi usano per mangiare: una si muove per prendere il cibo, ma l'altra resta ferma. Così in politica. La tattica, la propaganda, le iniziative possono cambiare: ma la strategia no, quella non può cambiare ogni settimana.
Paese profondamente diviso e smarrito: si rimettono in discussione i capisaldi della storia nazionale condivisa, c'è un involgarimento del discorso pubblico.
Il Pds non voterà mai una legge antitrust che non sia votata anche dal Polo.
La verità è che questo centrodestra naviga a vista. L'unica bussola sono gli interessi personali di Berlusconi: i processi, gli affari, le donne. Al di fuori di questo, non c'è più una politica. Non ci sono scelte, non ci sono contenuti. C'è il nulla.
Questo autolesionismo è la conferma di ciò che penso da anni. La sinistra di per sé è un male. Soltanto l'esistenza della destra rende questo male sopportabile.
Ah-ah! È impensabile che il dottor Berlusconi entri in politica. Deve occuparsi dei suoi debiti. Stia fermo, tanto prenderebbe pochi voti. Non siamo mica in Brasile!
Noi abbiamo una forma democratica della leadership: i leader possono cambiare. Mentre la destra italiana da sedici anni è sotto il comando imperituro di Berlusconi. Però vorrei fare osservare che è la loro l'anomalia, non la nostra. Perché Berlusconi, che ha perduto per due volte le elezioni, nel '96 e nel 2006, tuttavia è rimasto a capo della destra, cosa che non avviene in nessun paese democratico. E perché Berlusconi, malgrado che abbia perduto per due volte le elezioni, Berlusconi è rimasto, ormai per quasi vent'anni, a capo della destra? Perché lui ne è il proprietario, non il leader. E quindi questo è un concetto del tutto diverso. Ora, se si pensa che anche il centrosinistra debba avere un proprietario, ci si sbaglia. Siamo un'associazione libera.
È un disastro, mi perdo la Roma in Champion's League...