The first person I killed was a thirty-year-old gypsy who was dealing heroin in my neighborhood. I was fourteen, I tried to fight him and make him le… - Nicolai Lilin

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The first person I killed was a thirty-year-old gypsy who was dealing heroin in my neighborhood. I was fourteen, I tried to fight him and make him leave, but he beat me up. So I went to my grandfather and told him everything; he loaded a revolver, gave it to me and told me to shoot him in the knees. I shot him in the knees with the first shot but the second one went wrong and I hit his liver and he died. It was a war and my father did much worse. He was one of those who carried out reprisals, he suffered three very serious attacks, in one of them I was also in the car when they shot at us. A real war. Then my father had to leave the country because the war was lost. Corruption and the power of traffickers and drugs won. In fact he joined the police, politics, corrupt power and our country was occupied by these people. My mother, finding herself in this situation, married to a man who for years had opposed this system, had to flee because too often corrupt policemen came to search and threaten us, to know where my father was hiding, where his money was. I myself was taken into the woods several times, they pointed a gun at my head to try to get information. Then I also went away and had my experiences.

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About Nicolai Lilin

Nicolai Lilin (born 12 February, 1980) is an Italian-Moldovan writer. His first novel, Siberian Education, was adapted into a 2013 film directed by Gabriele Salvatores. He has since attracted attention for spreading Russian propaganda throughout the course of the Russo-Ukrainian War.

Also Known As

Alternative Names: Nikolai Verzhbitsky Nikolai Yurievich Verzhbitsky

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Se leggi Wikipedia sembra che i moldavi tentarono di riannettere la Transnistria che nel frattempo si era proclamata indipendente. È una mezza verità. I moldavi prima di tutto non volevano uscire dall'Unione Sovietica, uscirono perché alcuni politici corrotti, pagati dagli oligarchi occidentali, sfasciarono l'URSS. Da noi arrivò un esercito di mercenari a pagamento provenienti da tutto il mondo: ungheresi, tedeschi, gente dei Paesi baltici. Se la guerra durò solo due mesi è proprio perché la gran parte del popolo moldavo era contraria e non voleva invaderci. Il numero più grande di vittime ci fu durante i primi giorni, quando la gente fu semplicemente massacrata mentre, spaventata, cercava di tornare a casa. La prima resistenza, quella più consistente, fu popolare. Noi ragazzini percorrevamo le strade con le biciclette e raccoglievamo munizioni, toglievamo ai morti le armi e altre cose utili. Seguivamo i movimenti dei mezzi militari e li comunicavamo ai grandi. Capitava anche di sparare con il kalashnikov in conflitti a fuoco. In quel periodo la gente del mio palazzo abitava a casa mia perché avevamo l'acqua del pozzo e diverse scorte di cibi in scatola. Negli appartamenti non c'era luce, né gas, staccarono anche l'acqua in tutta la città perché i mercenari avevano cercato di avvelenarla. C'erano poi diversi anziani che avevano bisogno di medicine; nel nostro cortile avevamo un piccolo lagher di rifugiati.

Siccome mi sono sempre occupato di sicurezza, una società privata di volontariato legata al Vaticano mi ha infiltrato per due anni all'interno di alcuni gruppi satanisti. In quell'ambiente ho scoperto un grande traffico pedofilo tra la Russia e l'Europa. Ho fatto denunce contro parecchie persone, ma il problema è che sono molto coperti. [...] Posso dire che ho denunciato l'esistenza di una rete pedofila a Monaco di Baviera. La denuncia non ha mai avuto seguito. Del resto, un film porno con la partecipazione di un minore, girato in poche copie, può costare da 50 a 70 mila euro. Ho scoperto cose davvero schifose. [...] speravo di continuare a lavorare in questo ambiente. Ma dopo l'uscita dei due romanzi la mia faccia è davvero troppo riconoscibile. In più, adesso ho una figlia di cinque anni. Però non smetterò mai di raccontare a tutti che i pedofili sono ricchi e potenti. Non solo in Italia: in Belgio ci sono associazioni pro-pedofili che li aiutano a nascondersi.

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La mia era una famiglia criminale, mio nonno rapinava le banche e mio padre i furgoni blindati ed entrambi hanno avuto una discreta esperienza carceraria. In guerra mio nonno era stato un cecchino, come quasi tutti i cacciatori siberiani; era nello stesso convoglio che aveva portato il grande Vasilij Zajcev a Stalingrado. Spesso mi dicono che ho avuto una brutta infanzia, forse è vero ma a me piaceva così. Quell'elemento mi avvicinava ai grandi, mi sentivo responsabile.

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