Today, ecumenism in Ukraine is still a dream. - Claudio Gugerotti

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Today, ecumenism in Ukraine is still a dream.

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About Claudio Gugerotti

Claudio Gugerotti (7 October 1955–) is an Italian prelate of the Roman Catholic Church. He is an Italian Cardinal of the Catholic Church who was named prefect of the Dicastery for the Eastern Churches in November 2022. He previously worked in the diplomatic service of the Holy See, holding the position of nuncio in several eastern European countries between 2001 and 2020 and in Great Britain from 2020 to 2022. He joined the staff of the Dicastery for the Eastern Churches in 1985 and was its undersecretary from 1997 to 2001. He has been an archbishop since 2001. Pope Francis created him cardinal on 30 September 2023.

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Io ho l'impressione che molto spesso l’Occidente, con tutte le sue sofisticazioni, sia abituato a parlare come se fossimo un gruppo di vecchie signore che giocano a bridge su un’isola circondata dai caimani. Giornalista: Intende dire, da una posizione un po’ troppo "comoda"? Cardinale Gugerotti: Sì, siamo abituati a non avere guerre che ci coinvolgano direttamente, ma potremmo averle dopodomani e comunque stanno già dentro i nostri territori. Ci sono tutti i presupposti. Il Papa parla spesso di guerra a pezzi, e adesso i pezzi rischiano di comporsi molto facilmente.

L'importanza dell’annuncio del kerygma della fede non va mai subordinato ad alcuna situazione di carattere politico, né che riguardi la Chiesa propria né che riguardi la situazione generale o il conflitto con altre Chiese. Questo è evidente e lo capiscono tutti ma è difficile metterlo in pratica. Spesso è difficile per i cristiani in una situazione di guerra non far riferimento alle circostanze anche di carattere politico. E forse non è neppure giusto, ma lo specifico cristiano non è questo. La gente non si salva con un telegiornale al posto dell’omelia perché le tragedie le vedono già alla televisione. La gente ha bisogno di speranza e l’unica speranza è il fatto che Cristo è morto e risorto. Questo si fa fatica a capire quando si chiamano i sacerdoti a combattere al fronte lasciando vacanti le comunità parrocchiali. Chi è che può dare a questa gente capillarmente una speranza per sopravvivere se non la liturgia, i sacramenti, la preghiera, il sacerdote che consola, che aiuta: insomma l’amore di Dio? Come si fa a pensare che sia più utile combattere che non gestire il morale della gente? Ma per farlo bisogna credere in Dio. E quando la fede è una specie di vernice, allora succede che poi si fanno delle scelte che, convinti di farle per il bene del popolo, mettono in discussione la forza di sopravvivenza del popolo stesso. La strumentalizzazione diventa sempre una tentazione forte del potere di avere la Chiesa dalla propria parte e della Chiesa di trarre vantaggio. E quando si chiede di avere la Chiesa dalla propria parte vuol dire che si sente di essere fragili.

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