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" "Russia encompasses one sixth of the Earth's surface. An act of castration has been put in place against the Olympics, because the Olympic Games without Russia will be a joke. What's more, they will be a slap in the face to democracy, pluralism and the unity of all the peoples who find themselves in the Olympic spirit. [...] This is a pretext to make Russia appear as a rogue state in front of the entire civilized world, reawakening the ghosts of the Cold War. It is a way to humiliate Russia and its citizens. Among other things, I still do not understand on what tangible evidence this nonsense is based. To me it seems like an agenda, the arguments seem weak and we have not yet seen incontrovertible proof.
Nicolai Lilin (born 12 February, 1980) is an Italian-Moldovan writer. His first novel, Siberian Education, was adapted into a 2013 film directed by Gabriele Salvatores. He has since attracted attention for spreading Russian propaganda throughout the course of the Russo-Ukrainian War.
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Io lavoro con le notizie, sul mio canale Telegram privato; quindi, ho della gente che mi paga per essere informata. Se la gente paga per avere delle notizie coerenti, vuol dire che molti cittadini non sono d'accordo con quello che i media italiani raccontano e non c'è da sorprendersi, perché la stampa italiana racconta un sacco di balle; continua a farlo. La stampa russa è sempre basata su una linea propagandistica. Non dobbiamo pensare che in Italia sono propagandisti e in Russia raccontino tutta la verità. Anche lì c'è propaganda, ma c'è una differenza: i giornalisti russi non si allontanano dalla verità oggettiva, quello che invece gli occidentali hanno iniziato a fare un bel po' di tempo fa.
La prima persona che ho ucciso era un trentenne zingaro che spacciava eroina nel mio quartiere. Io avevo quattordici anni, ho cercato di contrastarlo e fargli lasciare il quartiere ma lui mi ha picchiato. Allora sono andato da mio nonno e gli ho raccontato tutto; lui mi ha caricato un revolver, me lo ha dato e mi ha detto di sparargli alle ginocchia. Il primo colpo l'ho sparato alle ginocchia ma il secondo è andato male e gli ho preso il fegato e lui è morto. Era una guerra e mio padre faceva cose ben peggiori. Faceva parte di quelli che facevano rappresaglie, ha subito tre attentati pesantissimi, in uno c'ero anch'io in macchina quando ci hanno sparato addosso. Una vera e propria guerra. Poi mio padre è dovuto andar via dal paese perché la guerra è stata persa, la corruzione e il potere dei trafficanti e della droga ha vinto. Infatti si è unito alla polizia, alla politica, al potere corrotto e il nostro paese è stato occupato da questa gente. Mia madre trovandosi in questa situazione, sposata ad un uomo che per anni si è opposto a questo sistema, è dovuta fuggire perché troppo spesso venivano poliziotti corrotti per le perquisizioni, a minacciarci per sapere dove mio padre si nascondeva, dove erano i suoi soldi. Io stesso più volte sono stato portato nel bosco, mi hanno puntato una pistola alla testa per cercare di avere informazioni. Poi sono andato via anch'io e ho fatto le mie esperienze.