Lo ha raccontato lui stesso, peccò a lungo e fortemente, per dirla con Lutero; la sua conversione fu totale, la sua espiazione lunghissima, accompagnata da un amore per la vita e per le opere tra le quali appunto la fondazione d'una Compagnia che dopo quattrocent'anni è ancora uno dei pilastri della nostra Chiesa.

(About Saint Ignatius of Loyola) He said it himself, he sinned long and hard, to quote Luther; his conversion was total, his expiation very long, accompanied by a love of life and works, including the foundation of a Company that after 400 years is still one of the pillars of our Church.

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[...] il Golgota rappresenta il peccato del mondo. A volte la Chiesa si occupa di troppi peccati e non tutti nella Chiesa sanno e sentono che quello è il solo, vero peccato: la sopraffazione, l'umiliazione, il disconoscimento del proprio simile tanto più se è debole se è povero se è escluso. E se è un giusto. Uno che non farebbe mai cose che umiliano la dignità della persona. Il Golgota dovrebbe essere l'inizio di un percorso penitenziale che dura tutta la vita.

I ritmi della conoscenza che proviene dalla fede sono lenti. Per questo la rivelazione va anche nascosta, velata. La libertà dell’uomo non è in grado di reggere tutto il peso della rivelazione di Dio. Così le parabole sgorgano dal cuore di Gesù sotto la spinta incalzante dell'urgenza dell'evangelo; esse sono spontanee, non artificiali, nascono dalla vita stessa. Le parabole sono, in questa prospettiva, uno dei frutti più belli del mistero dell'incarnazione, la frontiera cui il linguaggio viene spinto dal Figlio di Dio, affinché risulti adatto a comunicare il mistero del Regno nel rispetto della concreta situazione dell'uomo.

The rhythms of the knowledge that comes from faith are slow. That is why revelation must also be hidden, veiled. Man's freedom is unable to bear the full weight of God's revelation. Thus the parables spring from the heart of Jesus urgency of the gospel; they are spontaneous, not artificial, they spring from life itself. The parables are, in this perspective, one of the most beautiful fruits of the mystery of the Incarnation, the frontier to which language is pushed by the Son of God, so that it may be adapted to communicate the mystery of the Kingdom in respect to the concrete situation of man.

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La parabola di Gesù mantiene tutta la sua carica di enigmaticità, lascia all'ascoltatore il compito di comprenderla, lo interpella e lo costringe a interrogarsi, lo coinvolge in prima persona e lo impegna alla ricerca del senso. [...] le parabole sono un atto di cortesia, di rispetto della libertà degli uomini, di condiscendenza, quasi di tenerezza.

Jesus' parable retains all its enigmatic charge, it leaves the listener with the task of understanding it, it challenges him and forces him to question himself, it involves him in the first person and engages him in the search for meaning. [...] the parables are an act of courtesy, of respect for human freedom, of condescension, almost of tenderness.

Il parlare di Gesù accompagna il suo agire e lo interpreta: la signoria di Dio è dimostrata attraverso le opere e illustrata attraverso le parole. [...] per annunciare autenticamente il Vangelo è necessario in qualche misura velarlo.

Spesso il linguaggio usato per parlare di Dio è stentato e fiacco, a volte imbarazzato, a volte generico; ci si divide facilmente in verticalisti e orizzontalisti, tradizionalisti e progressisti, si formulano giudizi che, alla luce del Vangelo, risultano perlomeno inadeguati.

Often the language used to talk about God is stunted and feeble, sometimes awkward, sometimes generic; one easily divides into verticalists and horizontalists, traditionalists and progressives, one makes judgements that, in the light of the Gospel, are at least inadequate.

Io ritengo che ciascuno di noi abbia in sé un non credente e un credente, che si parlano dentro, si interrogano a vicenda, si rimandano continuamente interrogazioni pungenti e inquietanti l’uno all’altro. Il non credente che è in me inquieta il credente che è in me e viceversa.

I believe that each of us has a non-believer and a believer in us, who talk to each other inside, questioning each other, constantly sending pointed and disturbing questions back to each other. The non-believer in me disquiets the believer in me and vice versa.