Florentine poet, writer, and philosopher (c. 1265–1321)
Dante Alighieri (c. 30 May 1265 – 13 September 1321), most likely baptized Durante di Alighiero degli Alighieri, was an Italian poet, writer and philosopher. His Divine Comedy, originally called Comedìa (modern Italian: Commedia) and later christened Divina by Giovanni Boccaccio, is widely considered one of the most important poems of the Middle Ages and the greatest literary work in the Italian language.
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[Stanza]
Sì lungiamente m’ha tenuto Amore
e costumato a la sua segnoria,
che sì com’elli m’era forte in pria,
così mi era soave ora nel core.
Però quando mi tolle sì ’l valore,
che li spiriti par che fuggan via,
allor sente la frale anima mia
tanta dolcezza, che ’l viso ne smore,
poi prende Amore in me tanta vertute,
che fa li miei spiriti gir parlando,
ed escon for chiamando
la donna mia, per darmi più salute.
Questo m’avvene ovunque ella mi vede,
e sì è cosa umil, che nol si crede.
"[Canzone IV]
Quantunque volte, lasso!, mi rimembra
ch’io non debbo già mai
veder la donna ond’io vo sì dolente,
tanto dolore intorno ’l cor m’assembra
la dolorosa mente,
ch’io dico: "Anima mia, ché non ten vai?
ché li tormenti che tu porterai
nel secol, che t’è già tanto noioso,
mi fan pensoso di paura forte".
Ond’io chiamo la Morte,
come soave e dolce mio riposo;
e dico: "Vieni a me " con tanto amore,
che sono astioso di chiunque more.
E’ si raccoglie ne li miei sospiri
un sono di pietate,
che va chiamando Morte tuttavia:
a lei si volser tutti i miei disiri,
quando la donna mia
fu giunta da la sua crudelitate;
perché ’l piacere de la sua bieltate,
partendo sé da la nostra veduta,
divenne spirital bellezza grande,
che per lo ciclo spande
luce d’amor, che li angeli saluta,
e lo intelletto loro alto, sottile
face maravigliar, sì v’è gentile."
O luce etterna che sola in te sidi,
sola t’intendi, e da te intelletta
e intendente te ami e arridi! 126
Quella circulazion che sì concetta
pareva in te come lume reflesso,
da li occhi miei alquanto circunspetta, 129
dentro da sé, del suo colore stesso,
mi parve pinta de la nostra effige:
per che ‘l mio viso in lei tutto era messo. 132
Qual è ‘l geomètra che tutto s’affige
per misurar lo cerchio, e non ritrova,
pensando, quel principio ond’elli indige, 135
tal era io a quella vista nova:
veder voleva come si convenne
l’imago al cerchio e come vi s’indova; 138
ma non eran da ciò le proprie penne:
se non che la mia mente fu percossa
da un fulgore in che sua voglia venne. 141
A l’alta fantasia qui mancò possa;
ma già volgeva il mio disio e ‘l velle,
sì come rota ch’igualmente è mossa,
l’amor che move il sole e l’altre stelle.
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Hiis visis, manifestum est quod duplex oportet esse subiectum circa quod currant alterni sensus. Et ideo videndum est de subiecto huius operis, prout ad litteram accipitur; deinde de subiecto, prout allegorice sententiatur. Est ergo subiectum totius operis, litteraliter tantum accepti, status animarum post mortem simpliciter sumptus. Nam de illo et circa illum totius operis versatur processus. Si vero accipiatur opus allegorice, subiectum est homo, prout merendo et demerendo per arbitrii libertatem iustitie premiandi et puniendi obnoxius est.