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"Ed oh mia sorte aventurosa a pieno! oh fortunati miei dolci martíri! s'impetrarò che, giunto seno a seno, l'anima mia ne la tua bocca io spiri; e venendo tu meco a un tempo meno, in me fuor mandi gli ultimi sospiri." Cosí dice piangendo. Ella il ripiglia soavemente, e 'n tai detti il consiglia:

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[Sonetto XVII]
Venite a intender li sospiri miei,
oi cor gentil, ché pietà ’l disia:
li quai disconsolati vanno via,
e s’e’ non fosser, di dolor morrei;

però che li occhi mi sarebber rei,
molte fiate più ch’io non vorria,
lasso!, di pianger sì la donna mia,
che sfogasser lo cor, piangendo lei.

Voi udirete lor chiamar sovente
la mia donna gentil, che si n’è gita
al secol degno de la sua vertute;

e dispregiar talora questa vita
in persona de l’anima dolente
abbandonata de la sua salute.

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[Sonetto XV]

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ’ntender no la può chi no la prova:

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: sospira

Vedi, quant'anche mi lasciassi andare a una follia, non sono sicuro che domani ti amerò. Non credo a me stesso. Non mi conosco. La passione mi divora e io sono pronto a pugnalarmi o a ridere. Ti adoro, ma tra un momento più di te amerò il rumore del vento tra queste rocce, una nuvola in cielo, una foglia che cade. Poi pregherò Dio piangendo, poi invocherò il Nulla. Vuoi colmarmi di delizie? Fa' una cosa. Sii mia, poi lascia che ti trapassi il cuore e beva tutto il tuo sangue. E allora! avrai adesso il coraggio di avventurarti con me in questa tebaide?

Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l'etterno dolore,
per me si va tra lá perdura gente.

Giustizia mosse il mio alto fattore;
fecemi la divina podestate,
la somma sapïenza e'l primo amoré.

Dinanzi a me bom fuor cose create
se non etterne, e io etterna duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate.

Queste parole di colore escuro
vid'io scritte al sommo d'una porta;
per ch'io: 'Maestro, il senso lor m'è duro'.

Ed elli a me, come persona accorta:
'Qui si convien lasciare ogne sospetto;
ogne viltà convien che qui sia morta.

Noi siam venuti al loco ov' i' t'ho dentro
che tu vedrai le genti dolorosa
c'hanno perduto il ben de l'intelletto.

E poi che la sua mano a la mia puose
com lieto volto, ond'io mi confortai,
mi mise dentro a le segrete cose.

[Sonetto XXIII]
Lasso! per forza di molti sospiri,
che nascon de’ penser che son nel core,
li occhi son vinti, e non hanno valore
di riguardar persona che li miri.

E fatti son che paion due disiri
di lagrimare e di mostrar dolore,
e spesse volte piangon sì, ch’Amore
li ’ncerchia di corona di martìri.

Questi penseri, e li sospir ch’eo gitto,
diventan ne lo cor sì angosciosi,
ch’Amor vi tramortisce, sì lien dole;

però ch’elli hanno in lor li dolorosi
quel dolce nome di madonna scritto,
e de la morte sua molte parole.

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"[Canzone III]
Li occhi dolenti per pietà del core
hanno di lagrimar sofferta pena,
sì che per vinti son remasi omai.
Ora, s’i’ voglio sfogar lo dolore,
che a poco a poco a la morte mi mena,
convenemi parlar traendo guai.
E perché me ricorda ch’io parlai
de la mia donna, mentre che vivia,
donne gentili, volentier con vui,
non voi parlare altrui,
se non a cor gentil che in donna sia;
e dicerò di lei piangendo, pui
che si n’è gita in ciel subitamente,
e ha lasciato Amor meco dolente.

Ita n’è Beatrice in alto cielo,
nel reame ove li angeli hanno pace,
e sta con loro, e voi, donne, ha lassate:
no la ci tolse qualità di gelo
né di calore, come l’altre face,
ma solo fue sua gran benignitate;
ché luce de la sua umilitate
passò li cieli con tanta vertute,
che fé maravigliar l’etterno sire,
sì che dolce disire
lo giunse di chiamar tanta salute;
e fella di qua giù a sé venire,
perché vedea ch’esta vita noiosa
non era degna di sì gentil cosa.

Partissi de la sua bella persona
piena di grazia l’anima gentile,
ed èssi gloriosa in loco degno.
Chi no la piange, quando ne ragiona,
core ha di pietra sì malvagio e vile,
ch’entrar no i puote spirito benegno.
Non è di cor villan sì alto ingegno,
che possa imaginar di lei alquanto,
e però no li ven di pianger doglia:
ma ven tristizia e voglia
di sospirare e di morir di pianto,
e d’onne consolar l’anima spoglia
chi vede nel pensero alcuna volta
quale ella fue, e com’ella n’è tolta.

Dannomi angoscia li sospiri forte,
quando ’l pensero ne la mente grave
mi reca quella che m’ha ’l cor diviso:
e spesse fiate pensando a la morte,
venemene un disio tanto soave,
che mi tramuta lo color nel viso.
E quando ’l maginar mi ven ben fiso,
giugnemi tanta pena d’ogne parte,
ch’io mi riscuoto per dolor ch’i’ sento;
e sì fatto divento,
che da le genti vergogna mi parte.
Poscia piangendo, sol nel mio lamento
chiamo Beatrice, e dico: "Or se’ tu morta?";
e mentre ch’io la chiamo, me conforta.

Piange di doglia e sospirar d’angoscia
mi strugge ’l core ovunq

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Spesse fiate vegnonmi a la mente le oscure qualità ch’Amor mi dona, e venmene pietà, sì che sovente io dico: «Lasso!, avviene elli a persona?»; ch’Amor m’assale subitanamente, sì che la vita quasi m’abbandona: campami un spirto vivo solamente, e que’ riman perché di voi ragiona. Poscia mi sforzo, ché mi voglio atare; e così smorto, d’onne valor voto, vegno a vedervi, credendo guerire: e se io levo li occhi per guardare, nel cor mi si comincia uno tremoto, che fa de’ polsi l’anima partire.

Guardami in faccia, e poi dimmi quale speranza consentir mi potrebbe questa protuberanza! Io non m'illudo, no. Talor certo, m'avviene d'intenerirmi anch'io nelle notti serene;e, se in qualche giardino entro, aspirando il maggio con il mio poveraccio di naso, sotto un raggio di argento qualche donna che passeggia a braccetto di un cavaliere io seguo, e il cor mi balza in petto, e penso, ahimè, che anch'io vorrei meco averne una per passeggiare a lenti passi sotto la luna. E mi esalto, e m'oblio... Quand'ecco all'improvviso l'ombra del mio profilo su pel muro ravviso!

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