Sta a noi fare in modo di produrre realmente qualcosa, piuttosto che niente, o almeno niente che noi vogliamo o che ci sia consentito usare. Se guarderemo a questo e attueremo le nostre volontà, saremo, in ciò, meglio delle macchine. La speranza nel piacere che si ricava dal lavoro. [...] Eppure penso che ogni essere vivente ricavi un piacere nell'esercizio delle proprie energie, e che perfino le bestie godano nel sentirsi agili, svelte e forti. Ma un uomo che lavora, e che fabbrica qualcosa che egli sente esisterà proprio perché vi sta lavorando e la vuole, esercita le energie della mente e dell'anima, oltre a quelle del corpo. Nel suo lavoro lo aiutano la memoria e l'immaginazione, le sue mani son guidate non solo dai suoi stessi pensieri, ma anche da quelli degli uomini delle epoche passate, ed egli crea in quanto è parte del genere umano. Se lavoriamo in tal modo saremo uomini, e i nostri giorni saranno lieti e ricchi di eventi. Un lavoro che è degno di essere svolto porta quindi con sé la speranza del piacere del riposo, la speranza del piacere che ricaveremo nell'utilizzare ciò che produciamo, la speranza del piacere derivante dall'applicazione quotidiana della nostra capacità creativa. Ogni altro lavoro è privo di valore; è un lavoro da schiavi, nient'altro che fatica per vivere, e vivere per faticare.

Così come stanno oggi le cose, con questo spreco di forza lavoro nella pura oziosità o nel lavoro improduttivo, è evidente che il mondo civile è sostenuto solo da una piccola parte dei suoi membri; qualora tutti lavorassero utilmente per sostenerlo, la quota di lavoro che ognuno dovrebbe svolgere sarebbe necessariamente limitata, anche se il nostro tenore di vita fosse simile a quello che la gente benestante e raffinata ritiene oggi desiderabile. Avremmo forza lavoro in eccesso, e saremmo, in breve, ricchi come vorremmo.

"Da tutto ciò che abbiamo letto e sentito dire, è chiaro che nell'ultimo stadio della "civiltà" gli uomini, per quello che riguarda la produzione dei beni, si erano cacciati in un circolo vizioso. Avevano raggiunto una meravigliosa capacità di produzione e, per darle uno sviluppo sempre maggiore, poco per volta avevano creato (o meglio avevano lasciato che si sviluppasse) un complicatissimo sistema di compravendita, che fu chiamato mercato mondiale. Questo mercato mondiale, una volta costituito, costrinse gli uomini a produrre un numero sempre crescente di beni, fossero necessari o no. E così, mentre non potevano esimersi, com'è ovvio, dalla fatica di produrre ciò che era realmente necessario, creavano senza interruzione tutta una serie di oggetti inutili o considerati artificiosamente necessari, i quali, sotto la ferrea legge del mercato mondiale di cui s'è detto, acquistavano la stessa importanza dei prodotti realmente necessari all'esistenza. In questo modo si lasciarono opprimere da un'immensa mole di lavoro, al solo scopo di salvaguardare quel loro squallido sistema. Poi proprio per questa ragione, dal momento che si erano imposti di barcollare sotto il peso orribile di una produzione inutile, diventò loro impossibile considerare il lavoro e i suoi frutti da qualunque altro punto di vista che non fosse l'incessante tentativo di impiegare la minore quantità di lavoro possibile per ogni tipo di prodotto, e allo stesso tempo di produrre quanti più oggetti fosse possibile. Tutto veniva sacrificato a quella che si chiamava “la riduzione dei costi di produzione”: la soddisfazione del lavoratore nel compiere il suo lavoro, non solo, ma addirittura il suo più elementare benessere, la salute, l'alimentazione, il vestiario, l'abitazione, il tempo libero, i divertimenti, l'educazione... la sua vita insomma, sulla bilancia non aveva neppure il peso di un granello di sabbia in confronto all'opprimente necessità di produrre a basso costo beni che in gran parte non valeva nea

La semplicità di vita, che genera semplicità di gusto, cioè amore per ciò che è dolce e nobile, è fra tutte le cose la più necessaria per far nascere quell'arte nuova e migliore alla quale aspiriamo: semplicità ovunque, nel palazzo come nel cottage.
E ancor più necessari sono ovunque la pulizia e la decenza, nel cottage come nel palazzo; la loro mancanza è infatti un serio aspetto del costume che dovremmo correggere, e assieme a essa tutte le disuguaglianze che esistono nel modo di vivere e il plurisecolare accumularsi dell'incuria e del disordine che ne sono la causa. Ma finora sono ben pochi coloro che hanno cominciato a pensare a un rimedio di portata generale. E non sembra esservi nessuno che tenga conto neppure dell'aspetto più particolare della questione, quel deturpamento delle nostre grandi città provocato da tutto ciò che il commercio si porta dietro, o che cerchi di tenere a freno il loro spaventoso squallore.

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Zanaatkar kendi eliyle tasarladığı şekliyle nesneyi öylesine doğal ve bilinçli bir çaba olmadan süslerdi ki, ortaya çıkardığı işin salt faydacı kısmının nerede bittiği dekoratif kısmının nerede başladığını ayırmak sıklıkla güç olurdu. [...] Yapılan tüm çalışmaların haz mührüyle damgalanması demekti. Bunların tamamı, uygarlığın iş anlayışında artık bir hayli kaybolmuş durumda. Eğer bir süse sahip olmak istiyorsanız, özellikle onun için para ödemelisiniz ve işçi de süsü üretmeye zorlanmalıdır, tıpkı diğer eşyaları üretmeye zorlandığı gibi.

Noble the house was, nor seemed built for war, But rather like the work of other days, When men, in better peace than now they are, Had leisure on the world around to gaze, And noted well the past times' changing ways; And fair with sculptured stories it was wrought, By lapse of time unto dim ruin brought.

Long ago there was a little land, over which ruled a regulus or kinglet, who was called King Peter, though his kingdom was but little. He had four sons whose names were Blaise, Hugh, Gregory and Ralph: of these Ralph was the youngest, whereas he was but of twenty winters and one; and Blaise was the oldest and had seen thirty winters. Now it came to this at last, that to these young men the kingdom of their father seemed strait; and they longed to see the ways of other men, and to strive for life. For though they were king's sons, they had but little world's wealth; save and except good meat and drink, and enough or too much thereof; house-room of the best; friends to be merry with, and maidens to kiss, and these also as good as might be; freedom withal to come and go as they would; the heavens above them, the earth to bear them up, and the meadows and acres, the woods and fair streams, and the little hills of Upmeads, for that was the name of their country and the kingdom of King Peter.

For Queen Diana did my body change Into a fork-tongued dragon flesh and fell, And through the island nightly do I range, Or in the green sea mate with monsters strange, When in the middle of the moonlit night The sleepy mariner I do affright.

You think that enough?” said I.

“Yes,” said he, “and moreover it is all that we can do. If in addition we torture the man, we turn his grief into anger, and the humiliation he would otherwise feel for his wrong-doing is swallowed up by a hope of revenge for our wrong-doing to him.

And there he saw a door within the wall, Well-hinged, close shut; nor was there in that place Another on its hinges, therefore he Stood there and pondered for a little space And thought: "Perchance some marvel I shall see, For surely here some dweller there must be, Because this door seems whole and new and sound, While nought but ruin I can see around".