"Či nespojili se snad „známí disidenti“ v Chartě 77 poté, co je spojila solidarita s neznámými hudebníky, nespojili se v ní snad s nimi a nestali se snad právě skrze to oněmi „známými "disidenty"? Je to věru krutý paradox, že čím víc se někteří občané zastávají jiných občanů, tím častěji jsou označováni slovem, které je od těchto „jiných občanů“ odděluje! Uvozovky, do nichž v celé této úvaze důsledně slovo „disident“ kladu, dostávají, doufám, touto explikací jasný smysl."

"vysvětlovali tradičním antidogmatickým způsobem: boj za velké věci – celkovou liberalizaci poměrů – vyžaduje drobné ústupky ve věcech méně důležitých, nebylo by taktické riskovat rozchod s mocenským centrem kvůli Tváři, protože je rozehrána vyšší hra. (Mimo jiné: pamatuji, že přesně týmž způsobem zdůvodňoval v roce 1968 Smrkovský, proč hlasoval v roce 1967 pro likvidaci Literárek, a přesně tak zdůvodňoval později Husák, proč má Smrkovský odejít z politické scény. Je to téměř modelový příklad autodestrukční politiky.) Náš argument, že nejlepší cestou k celkové liberalizaci poměrů je být neústupní právě ve všech těch "drobných" a "nedůležitých" věcech, jako je vydání té či oné knížky nebo vycházení toho či onoho časopisu, nebyl vyslyšen."

Sono convinto che il modo migliore di affrontarli sia quello di studiarli senza pregiudizio, imparare da essi e resistergli, comportandosi in modo radicalmente differente; laddove tale differenza nasce da una continua lotta contro il male che essi incarnano con tanta chiarezza, e che, tuttavia, dimora ovunque e quindi anche in ognuno di noi.

La miglior resistenza al totalitarismo è semplicemente quella di
allontanarlo dalle nostre anime, dalla nostra realtà, dalla nostra terra, di
scacciarlo dall’umanità contemporanea. Il migliore aiuto per chi soffre sotto i regimi totalitari è quello di affrontare il male che il sistema totalitario rappresenta, dal quale trae la sua forza e del quale la sua «avanguardia» si nutre. Se non esiste una tale avanguardia, un germoglio estremista da cui possa svilupparsi, il sistema non avrà niente su cui appoggiarsi. Una riaffermata responsabilità umana è la barriera più naturale contro tutta l’irresponsabilità.

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ricostruire il mondo naturale come vero terreno della politica, a riabilitare l’esperienza personale degli uomini come misura prima delle cose, ponendo la moralità sopra la politica e la responsabilità al di sopra dei nostri desideri, a dare significato alla comunità degli uomini, a restituire il contenuto al linguaggio umano, a ricostituire l’«Io»-uomo, autonomo, integrale, dignitoso come fulcro di tutta l’azione sociale, responsabile per noi stessi, perché siamo legati a qualcosa di più grande e capace di sacrificare qualcosa, in casi estremi anche tutto, della sua prosperosa e banale vita privata– quella «legge della quotidianità», come Jan Patocˇka era solita definirla– per il bene di ciò che dà significato alla vita.

Sono convinto che il modo migliore di affrontarli (ai regimi totalitari) sia quello di studiarli senza pregiudizio, imparare da essi e resistergli, comportandosi in modo radicalmente differente; laddove tale differenza nasce da una continua lotta contro il male che essi incarnano con tanta chiarezza, e che, tuttavia, dimora ovunque e quindi anche in ognuno di noi.