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Non lavorava come chi lavora per vivere, ma come qualcuno che non abbia altro scopo che lavorare, giudicandosi zero come uomo vivente e desiderando essere considerato solo in quanto artefice, che per il resto se ne va in giro modesto e insignificante, come un attore senza trucco, che non è nulla finchè non ha nulla da interpretare. Lavorava silenzioso, appartato, invisibile e pieno di disprezzo per quei mediocri che consideravano il genio un ornamento mondano e, poveri o ricchi che fossero, andavano in giro arruffati e cenciosi, o ricercavano il lusso con eccentriche cravatte, e insomma erano convinti di menare una vita insuperabilmente felice, affascinante e artistica; senza sapere che le opere di valore nascono solo sotto il premere di una vita cattiva, che colui che vive non lavora e che, per essere perfetti creatori, bisogna essere morti.

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He worked, not like a man who works that he may live; but as one who is bent on doing nothing but work; having no regard for himself as a human being but only as a creator; moving about grey and unobtrusive among his fellows like an actor without his make-up, who counts for nothing as soon as he stops representing something else.

I padroni non considerano il lavoratore un uomo, lo considerano una macchina, un automa. Ma il lavoratore non è un attrezzo qualsiasi, non si affitta, non si vende. Il lavoratore è un uomo, ha una sua personalità, un suo amor proprio, una sua idea, una sua opinione politica, una sua fede religiosa e vuole che questi suoi diritti vengano rispettati da tutti e in primo luogo dal padrone.

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Osserva quella miserabile creatura. Quel Punto è un Essere come noi, ma confinato nel baratro adimensionale. Egli stesso è tutto il suo Mondo, tutto il suo Universo; egli non può concepire altri fuor di se stesso: egli non conosce lunghezza, né larghezza, né altezza, poiché non ne ha esperienza; non ha cognizione nemmeno del numero Due; né ha un'idea della pluralità, poiché egli è in se stesso il suo Uno e il suo Tutto, essendo in realtà Niente. Eppure nota la sua soddisfazione totale, e traine questa lezione: che l'essere soddisfatti di sé significa essere vili e ignoranti, e che è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici.

Vuoi essere libero Andrew? Ti importa molto esserlo?
Andrew disse: -Vorreste essere schiavo, vostro onore?
-Ma tu non sei schiavo. Tu sei un ottimo robot, un genio nel tuo campo, a quanto ho sentito, capace di creazioni artistiche che non hanno uguali. Cosa potresti fare di più se fossi libero?

Forse niente, vostro onore, ma tutto quello che farei lo farei con maggiore gioia. In quest'aula ho sentito dire che solo un essere umano può essere libero. A me pare invece che chiunque lo desideri dovrebbe poter essere libero.
E io voglio la libertà.

Noi ci siamo ricordati di quello che la maggior parte degli uomini ha dimenticato, in quest'epoca di brutto, infruttifero lavoro delle falsificazioni: che è possibile essere felici, che il lavoro può essere un piacere, anzi, che l'essenza del piacere si trova nel lavoro se questo è giustamente indirizzato, ossia incamminato verso il raggiungimento di quelle funzioni che le persone sagge e sane desiderano vedere realizzate; in altre parole, se il principio che lo muove è l'aiuto reciproco.
In breve, noi artisti ci troviamo in questa situazione: siamo i rappresentanti dell'artigianato che si è estinto nella produzione commerciale. Facciamo perciò del nostro meglio per diventare i migliori artigiani possibili; e se non possiamo essere buoni artigiani ad un certo livello, fermiamoci ad un livello inferiore in modo da trovare il nostro posto nelle arti, ove rendere pienamente; insomma se siamo artisti possiamo essere certi che troveremo ciò che siamo in grado di far bene, anche se non sarà molto facile.

Vi è stato un tempo nel quale il mistero e la meraviglia dell'artigianato avevano un giusto riconoscimento nel mondo, un tempo nel quale l'immaginazione e la fantasia si mescolavano a tutti gli oggetti prodotti dall'uomo; e in questi giorni ogni artigiano era quel che oggi definiremmo un artista.

Sta a noi fare in modo di produrre realmente qualcosa, piuttosto che niente, o almeno niente che noi vogliamo o che ci sia consentito usare. Se guarderemo a questo e attueremo le nostre volontà, saremo, in ciò, meglio delle macchine. La speranza nel piacere che si ricava dal lavoro. [...] Eppure penso che ogni essere vivente ricavi un piacere nell'esercizio delle proprie energie, e che perfino le bestie godano nel sentirsi agili, svelte e forti. Ma un uomo che lavora, e che fabbrica qualcosa che egli sente esisterà proprio perché vi sta lavorando e la vuole, esercita le energie della mente e dell'anima, oltre a quelle del corpo. Nel suo lavoro lo aiutano la memoria e l'immaginazione, le sue mani son guidate non solo dai suoi stessi pensieri, ma anche da quelli degli uomini delle epoche passate, ed egli crea in quanto è parte del genere umano. Se lavoriamo in tal modo saremo uomini, e i nostri giorni saranno lieti e ricchi di eventi. Un lavoro che è degno di essere svolto porta quindi con sé la speranza del piacere del riposo, la speranza del piacere che ricaveremo nell'utilizzare ciò che produciamo, la speranza del piacere derivante dall'applicazione quotidiana della nostra capacità creativa. Ogni altro lavoro è privo di valore; è un lavoro da schiavi, nient'altro che fatica per vivere, e vivere per faticare.

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Nel fisico era cresciuto, dimagrito, le tempie ormai cominciavano a ingrigirsi, ma per il bambino di allora, o per l’uomo di oggi, tutte le cose che servono su questa terra non significavano nulla, così come non aveva ancora imparato a conciliare il corso immutabile dell’universo di cui lui stesso era parte (una parte molto effimera) con la nozione filosofica del tempo che passa: in pratica non sapeva bene cosa fosse il futuro. Assisteva agli eventi umani che scorrevano lenti intorno a lui senza mostrare passioni o coinvolgimento personale, le sue effettive difficoltà intellettive erano sempre venate da una malinconica tristezza, perché nonostante gli sforzi, non riusciva a capire, e di conseguenza a vivere, come i cari amici che conosceva: il suo cervello, preda di un meravigliato stupore, era scollegato dalle normali faccende terrene (con terribile vergogna della madre, e massimo divertimento della gente locale), sembrava vivere nell’invulnerabilità di un istante eterno, come in una bolla di sapone che non sarebbe mai scoppiata.

L'intelligenza senza ambizione è come un uccello senza ali.

Ho sempre trovato interessante che nei racconti di fantascienza organismi dotati di intelligenza sovrumana vengano spesso presentati come freddi e crudeli. Suppongo sia una derivazione del tema dello "scienziato pazzo" e della convinzione che l'intelligenza, in se stessa sia malefica. Non mi stupisce veramente che una sensazione del genere possa nascere. Se vedeste qualcuno che sa qualcosa che voi non sapete e usa quella conoscenza per fare qualcosa che voi non potete – per esempio, riparare un'automobile –, può darsi che non vi piaccia la conseguente sensazione di inferiorità o di irrimediabile dipendenza. Potreste stringervi al cuore la nozione che l'ignoranza in realtà è meglio e che la gente comune è più simpatica. Ma perché gli scrittori di fantascienza contribuiscono tanto spesso alla diffusione di questa idea, quando in generale sono tanto intelligenti? Mi piacerebbe proprio saperlo

Les gens qui passent exactement la vie entière à travailler pour vivre n'ont d'autre idée que celle de leur travail ou de leur intérêt, et tout leur esprit semble être au bout de leurs bras.

Intanto il compito di tutti coloro che considerano le arti con serietà è semplicemente quello di fare del loro meglio per salvare il mondo da quella che nel migliore dei casi sarà una perdita, risultante dall'ignoranza e dalla sconsideratezza: impedire il più scoraggiante fra tutti i mutamenti, quello che a una brutalità estinta ne sostituisce un'altra; anzi, anche se coloro che hanno veramente a cuore le arti sono così deboli e pochi da non poter fare nient'altro, il loro ufficio può esser quello di mantenere viva una traccia di tradizione, di memoria del passato, in modo tale che quando la nuova vita giungerà possa non disperdersi più di tanto nel conferire forme del tutto nuove al proprio spirito.
Dove si volgeranno allora per chiedere aiuto, coloro che ben comprendono quale vantaggio una grande arte possa apportare al mondo, e quali danni alla pace e al quieto vivere derivino da una sua assenza? Penso che essi dovranno cominciare col riconoscere che l'arte antica – l'arte dell'intelligenza inconscia, come la si dovrebbe chiamare, che cominciò in una data imprecisata, remota almeno quanto lo sono quegli strani e magistrali graffiti sulle ossa di mammut e oggetti di tal genere ritrovati or è poco nelle stratificazioni del terreno – che quest'arte dell'intelligenza inconscia è definitivamente scomparsa.

Quanto più cercheremo di specializzarci in una data attività e in una data arte e adotteremo un metodo di
pensare e di agire relativamente indipendente e ci atterremo a regole fisse, tanto più si rinsalderà il
carattere e non per questo correremo il rischio di fossilizzarci.
È saggio agire così perché la vita è breve e il tempo passa rapidamente: se ci si perfeziona in una cosa
sola in modo da impadronirsene bene si acquista in più la comprensione e la conoscenza di molte altre
cose. [...] Colui che preferisse la solitudine e il lavoro in raccoglimento e si accontentasse di uno scarso
numero di amici, sarebbe proprio quello che, con la massima padronanza, saprebbe vivere con gli altri
uomini.

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È proprio vero che il Poeta, o il Filosofo, o l’Artista il cui genio è la gloria della sua epoca, viene ad essere diminuito per il fatto che senza dubbio è storicamente probabile, per non dire certo, che egli è il diretto discendente di qualche selvaggio nudo e bestiale, la cui intelligenza appena bastava a farlo un po’ più furbo della volpe, e per ciò stesso molto più pericoloso della tigre?

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