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"Poi", continuò Marguerite, "tu eri l'unica persona davanti alla quale avevo subito intuito che potevo pensare e parlare liberamente. Tutti coloro che stanno intorno alle donne come me analizzano tutto quello che diciamo, cercano di trarre delle conclusioni dalle nostre azioni più insignificanti. Per natura, non abbiamo amici. Abbiamo amanti egoisti, che dilapidano il patrimonio non certo per noi, come dicono, ma per la loro vanità.
Per questi amanti, dobbiamo essere gaie quando sono allegri, in buona salute quando vogliono cenare, scettiche come loro. Ci è proibito avere un cuore, per non essere beffate e perdere il nostro credito.
Noi non ci apparteniamo più. Non siamo più esseri umani, ma cose. Siamo le prime nel loro amor proprio, le ultime nella loro stima. Abbiamo amiche, ma sempre del genere di Prudence, ex mantenute, che hanno conservato il gusto dello scialo senza poterselo permettere, data l'età. Allora diventano le nostre amiche, o meglio, le nostre commensali. La loro amicizia arriva fino al servilismo, mai fino al disinteresse. Mai ci daranno un consiglio, se non venale. A loro poco importa se abbiamo dieci amanti, purché ci ricavino qualche vestito, o un braccialetto, e possano ogni tanto passeggiare nella nostra carrozza o andare al teatro nel nostro palco. Prendono i mazzi di fiori che abbiamo ricevuto il giorno prima, e si fanno prestare i nostri scialle di cachemire. Non ci fanno mai il minimo piacere senza farselo pagare il doppio di quello che vale. L'hai visto tu stesso, la sera in cui Prudence mi ha portato i seimila franchi che l'avevo pregata di chiedere da parte mia al duca: se n'è fatta prestare cinquecento che non mi restituirà mai, o che mi pagherà in cappelli che resteranno eternamente nelle loro scatole.
Noi non possiamo avere, o meglio io non potevo avere che una gioia, triste come sono talvolta, sofferente come sono sempre: trovare un uomo abbastanza superiore da non chiedermi conto della mia vita, ed essere l'amante dei miei sentimen
Il suo amore non mi offende, signor Bigum, ma io la condanno. Lei ha fatto quello che fanno tanti altri. Si chiudono gli occhi davanti alla vita reale, non si vuole udire il no che grida contro ai nostri desideri, si vuol ignorare I'abisso che si spalanca fra la propria brama e l'oggetto bramato. Si vuol sognare fino in fondo il proprio sogno. Ma la vita non tiene conto dei sogni, non v'è un solo ostacolo che si possa allontanare dalla realtà con un sogno, e infine ci si trova gementi all'orlo dell'abisso, che non s'è mutato, ma è com'è sempre stato. Ma noi, sì, siamo mutati, perché coi sogni si sono accesi i pensieri ed eccitati i desideri fino alla massima tensione. L'abisso però non s'è ristretto, e tutto il nostro essere tende dolorosamente a valicarlo. Invece no, sempre no, null'altro che no; oh, si fosse badato a sé a tempo, ma ora è troppo tardi, ormai si è infelici!
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"Essere amato da una fanciulla casta, rivelarle per primo lo strano mistero dell'amore, è certamente una grande gioia, ma è anche la cosa più usuale del mondo. Impadronirsi di un cuore che non è abituato agli assalti è come entrare in una città aperta, senza presidi. L'educazione, il senso del dovere e della famiglia, sono validissime sentinelle, ma non c'è sentinella abbastanza vigile che non possa essere ingannata da una fanciulla di sedici anni, alla quale, attraverso la voce dell'uomo amato, la natura dà quei primi consigli d'amore tanto più ardenti in quanto apparentemente puri.
Più la fanciulla crede al bene, più facilmente si abbandona, se non all'amante, almeno all'amore, perché, essendo senza diffidenza, è senza forza, e farsi amare da lei è un trionfo che ogni uomo di venticinque anni può ottenere tutte le volte che vuole.
[...] Ma essere amato da una cortigiana è una vittoria molto più difficile. In loro, il corpo ha logorato l'anima, i sensi hanno guastato il cuore, la sregolatezza inaridito i sentimenti. Le parole che diciamo loro, le conoscono da tempo, il nostro comportamento è cosa già nota, lo stesso amore che ispirano, l'hanno più volte venduto. Amano per mestiere, e non per trasporto. Sono difese meglio dai loro calcoli che una vergine dalla madre o dal convento: così hanno inventato la parola capriccio per quegli amori non venali che si concedono ogni tanto come riposo, come scusa o come consolazione; simili a quegli usurai che depredano mille persone, e che credono di riscattarsi prestando una volta venti franchi a un povero diavolo che muore di fame, senza interessi e senza ricevuta.
Poi, quando Dio permette l'amore a una cortigiana quest'amore, che inizialmente sembra un perdono, diventa quasi sempre, per lei, un castigo. Non c'è assoluzione senza penitenza. Quando una creatura, che ha da rimproverarsi un intero passato, si sente improvvisamente presa da un amore profondo, sincero, irresistibile, di cui non si sarebbe mai creduta capace; quand
E poi è crudele, ed è necessario dirlo: c’è sempre un momento in cui una donna chiede a se stessa se realmente siano state le grandi qualità morali del suo amante a soggiogarla. Perché in quel caso ci sarebbero delle giustificazioni. E c’è una profonda umiliazione nella nostra coscienza quando arriviamo a convincerci che se amiamo un uomo non è stata solo la nobiltà delle sue idee e l’ideale dei suoi sentimenti a dominarci, ma un non-so-che, in cui c’entra forse il colore dei suoi capelli e il nodo della sua cravatta. Siamo franche, perché mascherare la pochezza delle nostre inclinazioni? Perché colorare di ideali l’origine volgare delle nostre preferenze? Non voglio dire che l’integrità morale non sia un poderoso incentivo alla simpatia istintiva, ma ciò che in realtà ci colpisce è l’aspetto esteriore di un uomo. Tutte coloro che leggeranno queste dolorose confidenze si consultino nel silenzio del proprio cuore e dicano che cosa ha suscitato in loro quella sensazione: se è stato il carattere o l’aspetto. E le più franche diranno che nella vita influisce forse di più il colore del frac che la grandezza d’animo.
Non nego che, sebbene la mia intenzione era di essere un grande della storia per avere fatto del bene, una parte di questo desiderio era anche dovuto ad egoismo. L’egoismo di chi semplicemente vuole sentirsi di più degli altri. Ho lottato con ogni mia forza questo malsano desiderio, sapendo bene che Dio non ama chi fa le cose per sé, ma nonostante ciò non sempre ci sono riuscito. Mi rendo conto ora, mentre scrivo questa lettera, immaginando come sarà il mio ultimo momento nella Terra, che è il più stupido desiderio che si possa avere.
Non saprei meglio terminare le nostre conversazioni che esprimendo il desiderio che possiate nella vostra esistenza meritare d'essere comparati ad una candela; che possiate com'essa brillare qual fiamma per coloro che vi circondano, che possiate in tutte le vostre azioni emulare la bellezza del lucignolo, adempiendo con onore ed efficacia i vostri doveri verso i vostri simili.
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